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Il circo della farfalla

Erano un po’ di giorni che mia madre mi domandava se ero riuscita a vedere, su facebook,  un cortometraggio da lei pubblicato,assicurandomi che mi sarebbe sicuramente piaciuto; dopo una settimana riesco finalmente a guardarlo.

Leggo il titolo: “The Butterfly Circus” e penso subito che potrebbe piacermi. Nella mia mente, farfalle colorate danzano e fanno acrobazie , non ho mai visto delle farfalle al circo però l’idea mi alletta.  Il corto inizia, e dopo le prime immagini mi vien voglia di annotare le emozioni che percepisco, se riuscissi a elaborare un buon resoconto potrebbe tornarmi utile per il blog. 

Le scene mi conducono in un capannone dall’aria sudicia ma nel contempo  misteriosa , in cui avviene la presentazione di personaggi, a quel tempo, reputati “particolari”, chiamati i mostri della città.  Non sono per niente sorpresa da questo “spettacolo”, poichè mi vengono in mente le immagini di oggi, di tutte quelle persone che incontriamo quotidianamente, in  questa grande città, e penso che da quelle non si distinguano.

Provo subito rabbia  verso tutti quegli spettatori dagli sguardi pieni di compassione e a tratti di disprezzo e rabbrividisco dinanzi alla parola “storpio” che non sentivo pronunciare ormai da tempo. Invece, mi colpisce lo sguardo del Signor Mèndez, che si distingue per il suo atteggiamento di rispetto e ammirazione nei confronti di Will, come una voce fuori dal coro  che inaspettatamente blocca i gesti crudeli dei  ragazzini e perdona lo sputo.

Nonostante questi turbamenti, decido di continuare a vedere il corto.

Mi imbatto in scene di vita quotidiana circense e finalmente sorrido, poichè queste immagini, con sorpresa, rispolverano  miei desideri d’infanzia. Ricordo ancora, quella bambina timida, che frequentò la mia scuola elementare, per soli 3 mesi; aveva solamente 8 anni e già lavorava, era un’acrobata circense. La nuova arrivata era discriminata da tutti e da subito le fu assegnato l’appellativo di “zingara”,  io fui l’unica a fare amicizia con lei. Da questo momento in poi, ho iniziato a desiderare di poter appartenere ad un circo, di poter essere una nomade, proprio come quella bambina e così di poter girare per il mondo.

Ritornando al corto, vorrei focalizzare l’attenzione su un momento, per me, molto significativo. La scena ha luogo davanti a delle baracche che sembrano isolate dal resto del mondo e che improvvisamente vengono travolte dalla vitalità e dal colore dei personaggi del circo della Farfalla.

Forte è la mia percezione di contrasto che si crea  fra Will, immobile, inerme , quasi impotente vicino all’automobile e  il resto del gruppo che danzando e suonando  anima il piccolo villaggio. E’ come se si volesse trasmettere a chi guarda il corto,e in questo caso a me, che la diversità fisica tra Will e gli altri artisti è solo apparente poichè anche questi ultimi hanno avuto un passato difficile, come dimostrano le immagini. Alla fine, tutti, nel gruppo, sono riusciti a crearsi un proprio spazio oltre che un proprio ruolo, compreso Will che, nonostante i limiti , ha riconosciuto le sue capacità ottenendo un glorioso trionfo, solo dopo una grande lotta.

Solo alla fine del cortometraggio capisco perchè mia madre ha tanto insistito affinchè lo guardassi.

 

Spero che questo corto possa essere anche per voi uno spunto interessante, per un nuovo resoconto :)

 

 

 

 

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12 Responses to “Il “mio” Circo delle Farfalle”

  1. Risia Fiorentino scrive:

    bello. grazie. lo terrò a mente come spunto di riflessione…

  2. Risia Fiorentino scrive:

    mi è venuto in mente uno spunto. Ho pensato che il dialogo tra il protagonista e il direttore del circo nella scena di cui parli nel resoconto (quando vanno a regalare i biglietti ai poveri e lui li guarda in lontananza vicino alla macchina) può essere letta come quella che noi chiamiamo “la profezia che si autoavvera”.

  3. ida burzio scrive:

    ciao ho letto il tuo resoconto e mi ha incuriosito potresti postare il video?

  4. Luca Ruggiero scrive:

    Potrai vedere il corto cliccando su “il circo della farfalla” in verde all’inizio del post.

  5. Francesca Casamassima scrive:

    Esatto Luca! Il video è all’inizio del resoconto..

  6. Silvia Spiropulos scrive:

    Sai, ho visto questo corto proprio quando è nato questo blog. Anche io volevo postarlo, ma ho lasciato perdere perchè in quel momento era in primo piano “piccole cose di un valore non quantificabile” e, visti i tanti resoconti, mi sembrava di inserirmi con qualcosa che non c’entrava nulla.
    Ora guardando sulla barra laterale ho visto che lo avevi postato tu, e la cosa mi ha fatto sorridere.
    Tu scrivi:
    “Non sono per niente sorpresa da questo “spettacolo”, poichè mi vengono in mente le immagini di oggi, di tutte quelle persone che incontriamo quotidianamente, in questa grande città, e penso che da quelle non si distinguano.”.

    Non ho ben capito a cosa ti riferivi; però a me ha fatto pensare a tutte quelle trasmissioni come il”Grande Fratello” e molte altre, oggi molto in voga, in cui le disgrazie altrui vengono messe in piazza, al pubblico ludibrio: una specie di Colosseo nell’antica Roma, dove gli uomini vengono espropriati della loro dignitià e il pubblico inferisce e si bea dello scorrere del loro sangue.
    Qualcuno obietterà che nel caso di queste trasmissioni la partecipazione è una libera scelta.
    Forse è vero, ma il punto è un altro: come può un essere umano trarre tanta perversa gratificazione da una tale perdita del decoro altrui?

  7. Francesca Casamassima scrive:

    ciao silvia. Adesso che mi hai detto cosa ti ha fatto venire in mente la mia frase ci ho riflettuto anche io, ma in realtà il mio pensiero era molto più semplice: mi ha sorpreso vedere quelle persone esposte come se fossero “fenomeni da baraccone”, poichè è gente che vive come noi, che incontriamo per Roma tutti i giorni.. chi non ha mai visto un uomo/donna tatuato? chi non ha mai visto una persona senz’arti che chiede elemosina? nessuno..credo.

  8. Silvia Spiropulos scrive:

    Mi trovo in Grecia in questi giorni e proprio oggi, passeggiando per il centro, era pieno di persone che esponevano la loro disabilità chiedendo l’elemosina! Ora io non so che tipo di giri ci sono dietro questi fenomeni, se si tratta di mettersi in strada per costrizione o libera scelta… certo, in ogni caso trovo comunque di una certa morbosità questo modo di suggestionare i passanti!
    Credo che in questo maniera, anzichè sensibilizzare nei confronti di questo tipo di disabilità, si crea una sempre maggiore disparità!

  9. Simona Portelli scrive:

    Ciao Francesca! Ho visto il corto ed è davvero bello e l’ho usato come spunto per un resoconto! Se ti va,leggilo :-)

  10. Risia Fiorentino scrive:

    Nel libro che ho studiato per antropologia, di Padiglione, venivano ipotizzate delle categorie per leggere l’elemosina.
    La scena struggente è quella dove viene rappresentata un flash di una storia drammatica il cui scopo è stimolare pietà… il benefattore deve pensare che è l’eroe che aiuta qualcuno che sta soffrendo e non dovrebbe!
    Il teatro della colpa e dell’invidia lì dove chi fa l’elemosina si colloca davanti alle chiese o ai centri commerciali con lo scopo di far sentire in colpa chi se la gode, o chi non sta dentro doveri morali e religiosi… un invito forte a ridistribuire la ricchezza.
    il pedaggio sono trappole innescate a chi deve l’elemosina, sono i casi in cui si è avvicinati in modo irrompente in posti isolati, impedendoti il procedere, e tu paghi per evitare di ricevere maledizioni, sfruttando anche la paura del contagio che si ha nell’essere avvicinati troppo.

    è una cosa che mi colpì molto perchè per la prima volta mi si palesò che i mendicanti altro non erano che teatranti e persone astute che sfruttano le paure, i fastidi e i sensi di colpa!!!!!

  11. Francesca Casamassima scrive:

    Risia l’esame di antropologia per me è stato uno dei più belli della triennale, come posso dimenticare tutta la storia dei ragazzini che imparano sin da piccoli l’arte dell’elemosinare? :)

  12. gianni montesarchio scrive:

    LA RETORICA E’ UNA IMPORTANTE FIGURA DELLA NARRAZIONE. QUI E’ SUBLIME IL SUO USO. L’HO FATTO VEDERE AI MIEI FIGLI E LO FARO’ VEDERE IN GIRO. SONO GRATO A CHI MI PROPONE EMOZIONI NON FACILI DA SUSCITARE DOPO ANNI DI FREQUENTAZIONI DI IMMAGINI E SCRITTI!!!
    GIANNI MONTESARCHIO

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